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Inviato da: Marco Wong
19/11/2007 13.05

Negli anni ’70 in Italia c’era una curiosa penuria di monete, per cui i negozianti per dare i resti usavano caramelle ed altri beni di piccolo valore, fino a che le banche non decisero di emettere i miniassegni, ovvero degli assegni al portatore del valore di 50, 100 lire.

E, sempre in quel periodo, circolava una leggenda metropolitana secondo la quale tale penuria era dovuta alla fame di metallo delle industrie automobilistiche giapponesi, per cui i giapponesi sarebbero stati usi a prendere le monete in Italia per portarle in Giappone, fonderle e farne metallo per le lamiere delle loro automobili.

A distanza di decenni è facile esercitare il proprio senso critico concludere che erano delle sciocchezze; una moneta per quanto di basso valore nominale ha pur sempre un valore più alto della sua materia prima e quindi una tale operazione non avrebbe avuto nessun senso commerciale.

Però, complice il fatto che negli anni ’70 in Italia non si faceva molta distinzione tra giapponesi e cinesi, molti miei amici mi chiedevano cosa pensavo di questo fatto e quando portavo argomenti contro tale voce vedevo dalle loro espressioni che comunque rimaneva un dubbio.

Riporto questa vecchissima leggenda metropolitana per introdurne una di nuovo conio avendola presa sul nascere, e cioè la voce secondo cui i cinesi riciclino preservativi già utilizzati.

In realtà è già assurta a notizia essendo stata riportata in un articolo del Tgcom http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo388116.shtml

Dovrebbe bastare pensare all’assurdità della raccolta dei preservativi usati, esercizio antieconomico vista la difficoltà della raccolta di tali oggetti (dove si raccoglie un preservativo usato? E come riuscire a garantire la stessa circonferenza per averne un prodotto industriale? Quanto costerebbe alla fine raccogliere un preservativo utilizzato rispetto al prezzo di un elastico per capelli?).

Ma l’articolo riporta un fonte, e cioè uno dei giornali più citati della Cina, il governativo China Daily http://www.chinadaily.com.cn .

Peccato però che il China Daily non riporti questa notizia, come si può vedere facendo una ricerca sul suo sito http://search.chinadaily.com.cn/searchen.jsp?searchText=condom&ch=all . Dove avranno preso questa notizia i giornalisti del TGCom?

Facendo una ricerca su google si trova in effetti un articolo che cita questa notizia http://app1.chinadaily.com.cn/star/2002/0411/cn8-2.html una parte della URL è in effetti la stessa del China Daily ma la testata è un’altra, tal Shanghai Star, giornale in lingua inglese destinato agli espatriati di lingua inglese di Shanghai, di diffusione ed autorevolezza molto più limitata.

E qui si nota già una contraddizione con quanto riportato dal TGCom che riporta il fatto come avvenuto in due città della provincia del Guangdong, nell’estremo sud della Cina, mentre il Shanghai Star riporta il fatto come avvenuto a Qingdao, nella provincia del Shangdong, nel nord della Cina, quindi due luoghi diversi a migliaia di chilometri di distanza.

Anche il Shanghai Star riporta la sua brava fonte, il sito di China News, un’agenzia giornalistica http://www.chinanews.com.cn/ peccato che nel sito non si riesca a trovare la notizia incriminata, nè nella versione in inglese nè in quella in cinese!

In un altro sito giornalistico si pubblicano le foto degli elastici incriminati, fatti di un filo di cotone avvolto intorno ad una parte centrale fatta di materiale elastico.

E’ evidente anche per chi non è esperto di produzione industriale che tale prodotto è fatto da una macchina in modo automatico ed industriale e, come tutti i prodotti industriali, ha bisogno di un semilavorato con determinate caratteristiche tecniche che difficilmente possono essere garantite da un preservativo utilizzato e riciclato.

Sorge la domanda, ma non sarà che, più semplicemente, gli stessi semilavorati possono essere utilizzati per diversi tipi di prodotti, come normalmente avviene per diversi tipi di prodotto? E non è più semplice prendere tali semilavorati dalla fabbrica stessa, ad un prezzo industriale e quindi contenuto, invece che sguinzagliare degli operai in giro per la città alla ricerca di preservativi usati, trasportarli, farli lavare, verificare che siano della stessa misura, lavorarli ed infine utilizzarli per fabbricare un prodotto che alla fine costa qualche secondo del costo di un operaio?

Sarebbe una barzelletta se tale leggenda metropolitana non fosse diventata, nei passaggi dallo sconosciuto Shanghai Star al TGCom, oggetto di una possibile interrogazione parlamentare promossa da una associazione di consumatori.

Chi ha avuto la pazienza di leggere queste righe avrà avuto modo di capire, spero, che una verifica delle fonti richiede pochissimo, solo qualche click su internet, ed è spiacevole vedere che gli organismi d’informazione nazionali non si prendano questo onere che dovrebbe far parte del proprio lavoro.

Altrettanto spiacevole vedere che, nel mondo dei blogger, tali leggende metropolitane siano prese e diffuse in modo assolutamente acritico.

Ma è veramente disdicevole che una associazione di consumatori http://www.aduc.it/dyn/dilatua/dila_mostra.php?id=200542 , che ha dei mezzi a disposizione che i comuni cittadini non hanno, decida di usarli sulla base di informazioni non verificate creando allarmismo. Io ci ho messo un’oretta del mio tempo libero per verificare le fonti. Perchè, prima di attivarsi perchè una parlamentare faccia un’interrogazione a due ministri, una associazione di consumatori non può fare lo stesso?

 

P.S.

 

ricevo alcune segnalazioni che servono a complementare questo post.

Dalle date di uno dei link si capisce che questa è una leggenda metropolitana che ricompare periodicamente, infatti l'articolo del Shanghai Star è del 2002!

Poi il prezzo, riportato su alcuni articoli. Una busta di 10 elastici costa l'equivalente di 2,5 centesimi di euro, il che vuol dire che ogni singolo elastico viene venduto a 0,25 centesimi.

Il costo del recupero di un preservativo usato è sicuramente più elevato di una frazione di centesimo di euro.

E poi alcune foto. Le prime sono tratte da internet e fanno vedere come sono fatti gli elastici incriminati. Alla fine si vede che il cuore elastico è fatto da un oggetto in gomma che potrebbe pure essere fatto da una parte di preservativo tagliato, ma in questo caso dovrebbero essere tutti dello stesso tipo per permettere la stessa dimensione dopo la rilavorazione (come si può vedere dalla foto la forma di certo non è quella di un preservativo normale).

Ho scattato anche io delle foto a questo tipo di elastici e, come si può vedere dal loro diametro, sono decisamente più larghi di un normale preservativo, segno che se anche venissero da semilavorati comuni a quelli di preservativi, sarebbero comunque rilavorati per avere le dimensioni ottimali. 

Chinesehairband01[1].jpg Chinesehairband02[1].jpg Chinesehairband03[1].jpg
Chinesehairband04[1].jpg Chinesehairband05[1].jpg Picture 077.jpg
Picture 078.jpg

 

 

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6 commenti...

Re: nascita di una leggenda metropolitana - i preservativi riciclati

Grazie per il commento al mio blog sl post dedicato ai preservativi riciclati.Quindi tutta la vicenda sarebbe una montatura….
Io ci avevo creduto perchè a parlarne erano stati un TG autorevole e molti altri blog. Inoltre, aevo letto la notizia anche sul sito dell’Aduc: chiunque ci sarebbe cascato.
Cmq ora metto il link a questo post in un aggiornamento al mio articolo...
Grazie!!! A presto!!!

http://salpetti.wordpress.com

Da salpetti a   19/11/2007 23.55

Re: nascita di una leggenda metropolitana - i preservativi riciclati

Tipica leggenda metropilitana a base di razzismo e luoghi comuni.

Ma definire il TGCom autorevole...

Da Domenico a   20/11/2007 13.43

Re: nascita di una leggenda metropolitana - i preservativi riciclati

Spesso si sentono servizi televisivi o articoli di giornale mirati a denigrare la Cina.
di recente si è parlato di una ragzazzina morta per shock anafilattico per aver utilizzato cosmetici cinesi taroccati. Lo schock anafilattico si può anche avere utilizzando cosmetici di marca- è un evento raro ma non si può escludere.

www.robertolanza.com/blog

Da Roberto a   16/12/2007 12.19

Re: nascita di una leggenda metropolitana - i preservativi riciclati

Come diceva Grillo "fino a che Benetton faceva fare ai Cinesi per 4 soldi i suoi maglioni andava tutto bene, adesso che li fanno in proprio e li vengono a vendere qui a un terzo del prezzo non va più bene?"

Comunque un po' di sana propaganda anti-cinese l'ha fatta chiunque...

Ricordate i Cinesi Komunisti che bollivano i bambini per produrre fertilizzante per i campi? (cfr. vaneggiamenti pre-elettorali di Berlusconi)

Che tristezza... : (

Da www.sparrow.altervista.org a   01/08/2008 9.20

Re: nascita di una leggenda metropolitana - i preservativi riciclati

grazie sto aggiornando "il virus che parla" con la smentita. Certo non l'avevo presa troppo sul serio visto come l'avevo introdotta nel blog, avevo scritto "la notizia è vera" per incuriosire gli altri a leggere il resto, facendo la falsa riga delle catene di sant'Antonio ma certo non mi sarei messo a firmare per fare interrogazioni parlamentari o simili! Mi preoccupa che ci siano interrogazioni parlamentari contro il riciclo dei preservativi usati e non invece contro tutti quelli che dicono che usare il preservativo è peccato!

Da HivLinux a   07/08/2008 10.33

Re: nascita di una leggenda metropolitana - i preservativi riciclati

E tornato! L'ho visto oggi su facebook, e la gente ci crede ancora a queste cose!
Senza dubbi, perché non hanno la più pallida idea di come funziona un processo industriale... Comunque di tutti i commenti la metà della gente non ci credeva, speriamo che mano a mano si risveglino tutti!

Da JC a   27/11/2012 16.36

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