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Inviato da: Marco Wong
12/06/2008 21.19

Tra i paesi europei, indubbiamente la Francia è uno di quelli che conosce meglio l’Asia e la Cina. La tradizione sinologa francese è illustre e nel business i francesi hanno agito con un sistema paese che è spesso mancato, per esempio, agli italiani.

Questo non ha impedito tuttavia che occasionalmente il governo francese scivolasse su bucce di banana diplomatiche. Per esempio, in occasione di una non tanto lontana vendita di armi a Taiwan nel 1992 che indispettì non poco il governo di Pechino e che raffreddò per diversi anni i rapporti tra i due paesi, tanto che solo dopo moltissimi sforzi diplomatici francesi le aziende d’oltralpe riuscirono a recuperare il terreno perso nel mercato cinese.

Una nuova piccola crisi nei rapporti diplomatici tra i due paesi si sta verificando adesso, anche se su scala più ridotta, a seguito di un presunto ordine informale, da parte delle autorità municipali di Pechino, di boicottare la Francia come destinazione per i flussi turistici cinesi.

La ragione sarebbe dovuta alle manifestazioni organizzate contro il passaggio della fiaccola olimpica in Francia, durante le quali una atleta in carrozzella è stata assalita da alcuni manifestanti a favore dell’indipendenza tibetana.

Non ha aiutato l’atteggiamento preso da Sarkozy che aveva a suo tempo dichiarato di non voler presenziare alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici. Le immagini della disabile che cercava di difendere la fiaccola hanno avuto un certo risalto in Cina, causando boicottaggi per esempio di Carrefour, la catena di retail francese che ha già diversi negozi in Cina.

La prospettiva non fa certo piacere all’industria del lusso francese, che ha quote sempre crescenti di clienti cinesi, ma che sono per l’appunto drasticamente diminuiti dalla fine di Maggio causando proteste diplomatiche al livello del ministero degli affari esteri francese.

Probabilmente l’azione, che smbrerebbe essere stata intrapresa nella sola municipalità di Pechino, è stata volutamente limitata allo scopo di non alzare troppo il profilo della disputa, ma le grandi industrie francesi stanno monitorando la situazione e prendendo azioni molto rapide per la salvaguardia del loro posizionamento commerciale.

Un esempio è sicuramente Christian Dior che ha preso immediatamente distanza dalla sua testimonial Sharon Stone che se n’era uscita con una dichiarazione assai infelice sulle vittime del terremoto in Sichuan.

La vicenda francese offre sicuramente spunti di riflessione interessanti su come, anche in un paese che vanta una lunga tradizione di scambi culturali e commerciali con la Cina come la Francia, esistano comunque difficoltà nell’avere un approccio coerente con la crescita della Cina.

E che ci si possa dimenticare che proporre i boicottaggi può portare ad essere oggetto a propria volta di boicottaggi.

 

 

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