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Inviato da: Marco Wong
21/12/2007 20.43

Sono sempre stato sensibile alle tematiche relative alle adozioni, e quando mi trasferii a Pechino mi informai presso la nostra Ambasciata se, come cittadino italiano, mi era possibile adottare un orfano cinese. Correva l’anno 1994 e venni a sapere che esistevano delle trattative in corso tra il governo italiano e quello cinese, ma che al momento tali adozioni non erano possibili ed era difficile dare una tempistica affidabile sulla conclusione di un accordo.

Il tema mi veniva ricordato ogni giorno del mio primissimo periodo vissuto nella capitale cinese; infatti durante i miei primi mesi di residenza vivevo in un albergo convenzionato con un centro di adozioni internazionali, ed al mattino, quando mi recavo a fare colazione, c’era sempre un grande movimento di coppie, per lo più americane, che avevano appena adottato un bambino o erano in procinto di farlo.

Mi ricordo l’allegria commovente, che allietava l’inizio della mia giornata, di quelle coppie alle prese con il piccolo nuovo membro della famiglia.

Gli anni non sono passati invano, l’anno scorso è stato finalmente raggiunto l’accordo tra il governo cinese e quello italiano, e proprio negli ultimi giorni del 2007, proprio come un bel regalo di Natale, finalmente ratificato e reso operativo. Al momento due sono gli enti che potranno avviare pratiche di adozione internazionale in Cina: il CIAI, Centro Italiano Aiuti all’Infanzia e l’Aibi, Amici dei Bambini.

In questo caso l’Italia è riuscita a prendere uno degli ultimi treni, se non addirittura l’ultimo, per la Cina. Infatti le politiche di adozione internazionale nel paese asiatico stanno cambiando, e se nel 2005 si stimavano in circa 100.000 i bimbi abbandonati di cui 12.000 dati in adozioni internazionali, la contemporanea tendenza di diminuzioni di abbandoni e di aumenti di adozioni nazionali fa ragionevolmente pensare che il numero di bambini che saranno verosimilmente affidati a coppie straniere andrà a diminuire nel corso degli anni, anche se per alcuni paesi, tra cui gli USA, l’adozione di bambini cinesi è stata finora in costante crescita e la Cina rappresenta il principale paese di provenienza delle adozioni internazionali in America.

E cito l’esperienza americana anche per l’organizzazione che tale paese si è organizzato in proposito, non solo per risolvere le innumerevoli difficoltà burocratiche che tali operazioni comportano, ma anche per risolvere le tematiche a lungo termine che si porranno, e cioè le esigenze di identità culturale che questi bambini affronteranno nel loro percorso di crescita. Tematiche che esistono in un paese che, come l’America, si è costruito sull’immigrazione e che esisteranno a maggior ragione in un paese come l’Italia che ancora deve affrontare la propria crescente multietnicità.

 

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