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Inviato da: Marco Wong
01/11/2006 19.48

Ha destato scalpore in Cina la riapparizione di una donna scomparsa negli anni '80 nella provincia dello Hunan. Il fatto sarebbe stato un lieto evento, sfortunatamente per la sua scomparsa un uomo era stato accusato di omicidio, costretto a confessare un delitto mai commesso, ed alla fine condannato e giustiziato.

Anche considerando questi evidenti errori giudiziari, in Cina sono state recentemente adottate delle nuove regole che prevedono la revisione,  da parte della Corte Suprema cinese, delle sentenze che prevedono la pena di morte.

La misura, che dovrebbe entrare in vigore a partire dal prossimo anno, ristabilisce una competenza che già era propria della Suprema Corte fino al 1983, anno in cui tale potere fu assegnato alle corti provinciali, con l’intento di bloccare una criminalità in costante aumento.

Tale revisione ha probabilmente preso in considerazione l’uso, spesso arbitrario, della pena di morte, e gli errori giudiziari, come quello sopra menzionato, che hanno destato clamore sulla stampa cinese, e le critiche conseguenti, anche da parte di gruppi stranieri di difesa dei diritti umani.

Sebbene la pena di morte sia difesa dalle autorità cinesi, che la considerano un efficace strumento per mantenere l’ordine sociale in un paese in rapido cambiamento, è probabile che siano state prese in considerazione il ruolo sempre più prominente della Cina nel mondo, e la maggior consapevolezza del diritto e della legge da parte della nascente classe media cinese.

Attualmente vi sono diversi crimini, anche non violenti, che possono portare alla pena di morte, ed il sistema giudiziario locale spesso opera senza alcuna supervisione da parte delle autorità centrali, arrivando all’attuale situazione in cui si ha una applicazione spesso indiscriminata della massima pena.

Molti esperti ritengono cruciale l’applicazione delle nuove regole, ed a questo scopo sono stati nominati 200 nuovi giudici nella Corte Suprema.

La revisione delle pene capitali dovrebbe, secondo alcune stime, portare ad una marcata diminuzione delle esecuzioni, spingendo le corti locali ad applicare lunghe pene detentive invece della pena di morte allo scopo di evitare i controlli della Corte Suprema.

La novità è salutata positivamente ma non vengono risolti i principali nodi del sistema giuridico cinese, quali l'impossibilità di un rapido consulto del proprio avvocato, la tolleranza di mezzi di coercizione per l'ottenimento di confessioni, l'assenza della presunzione d'innocenza e la mancanza d'indipendenza del sistema giudiziario, spesso sbilanciato verso i ricchi e potenti.

 

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